La notizia di Bob Dylan e del suo NObel, merita una considerazione. Un premio d'indubbio valore, con una dotazione in denaro di 750 mila sterline, che è sempre stato destinato a grandi personaggi: studiosi, ricercatori, letterati che hanno fatto grande il mondo «apportando considerevoli benefici all'umanità» con ricerche, scoperte e invenzioni, per l'opera letteraria, per l'impegno in favore della pace mondiale," nel 2016 raggiunge Bob Dylan.
Il personaggio in questione a questo punto, tergiversa, non rilascia per settimane e settimane nemmeno una dichiarazione.
E' impegnato, in altre faccende affaccendato e poco importa se personaggi che l'hanno preceduto come Pirandello, Hemingway, Deledda, Carducci,Quasimodo, Garcia Màrquez, Montale, Dario Fo saranno stati onorati di ricevere una tale investitura, Dylan ancora non è convinto di poter essere presente alla Cerimonia.
Se lui non è convinto d' accettarlo, perchè noi dovremmo convincerci che lo merita?
Wilma Zanelli
Le migliori news selezionate dal magazine www.luxuryfoodandjob.com. Approfondimenti, interviste, cucina, gastronomia, racconti, viaggi, libri per i lettori sparsi in tutto il mondo. Suggerimenti del nostro personal shopper e del nostro bricoleur Archimede.
domenica 30 ottobre 2016
giovedì 27 ottobre 2016
Come l' acqua e l 'olio: due estranei che si conoscono meglio di chiunque altro by "Lacrime di panna".
Era accaduto un'altra volta. Un'altra volta su questo pianeta una storia d'amore era implosa. Ed era successo ad Anny ed al suo uomo. Prima avevano fuso le proprie vite in una sola, s'erano confidati i segreti più reconditi, abbattendo muri di pudore e poi erano diventati estranei, come l'olio e l'acqua. Estranei che sapevano le reciproche abitudini, riconoscevano l'odore dell'altro. Estranei che si conoscevano meglio di chiunque e che non si sarebbero incontrati più, se non per caso.
Esser perfetti anche quando risulta impossibile, come se le soluzioni fossero tutte dentro un gustoso fondo bruno. By Lacrime di Panna. wilmaz.
Betty pensò agli eroi. Avrebbe voluto compiere un gesto eroico, di quelli che poi vengono ricordati. Però la vita le chiedeva soltanto di portare a termine quotidianamente gesti importanti che non trovavano nè plausi nè medaglie, ma al contrario passavano invisibili sotto gli occhi di chi le stava vicino. Invisibili sino al momento in cui smetteva di compierli. Allora sì che qualcuno glielo faceva notare, come se fosse sempre d'obbligo esser perfetti, anche quando risultava difficile o praticamente impossibile. In fondo le soluzioni non potevano essere tutte lì a portata di mestolo, come in un gustoso fondo bruno.
mercoledì 26 ottobre 2016
Intanto Jenny monta la panna e prepara i bignè. "Lacrime di panna" by Wilma Zanelli
Ad ogni nuovo giorno, ognuno di noi sarà chiamato a combattere le proprie battaglie e mentre qualcuno penserà di aver toccato il fondo perchè ha esaurito il credito sul cellulare, qualcun altro litigherà col parcometro che non consegna il proprio ticket.
Dall'altro capo del pianeta un uomo combatterà contro la morte e sulle sponde di un lago un giovane cercherà di trovare la sua strada.
Oppure di vincere una battaglia contro se stesso ed i fantasmi che affollano la sua mente.
Intanto, Jenny monterà la panna e preparerà i bignè. By "Lacrime di panna" .
Dall'altro capo del pianeta un uomo combatterà contro la morte e sulle sponde di un lago un giovane cercherà di trovare la sua strada.
Oppure di vincere una battaglia contro se stesso ed i fantasmi che affollano la sua mente.
Intanto, Jenny monterà la panna e preparerà i bignè. By "Lacrime di panna" .
La propria vita nel forno a 180° per 30 minuti. Lacrime di panna by Wilma Zanelli
Jenny era confusa. L'uomo al quale aveva dedicato tutto l 'ultimo decennio della sua vita, non l'amava più perchè in lei erano emersi troppi difetti e tutti gli sforzi della donna per esser sempre all'altezza non erano mai stati sufficienti. Ed anche i piccoli suoi pregi erano diventati elementi insignificanti. Jenny era spaventata, poichè aveva fatto del dolore un elemento quotidiano, da gestire nell'attesa che lui tornasse. Ed aveva atteso altri 4 anni, sperando fiduciosa che un giorno lui, sarebbe tornato in un' altra veste. Ma intanto continuava ad essere la sua segretaria, pronta ad ogni ordine, sull'attenti. Che fare? Come facevano le donne della vecchia generazione: metter la propria vita, come si fa col pollo (prima che sia troppo tardi) nel forno a 180° per 30 minuti.
giovedì 20 ottobre 2016
Pillola gastronomica: questa sera al Friccò si mangia valdostano. Lo salignon.
Questa sera al Friccò si mangia valdostano. Lo chef Paolo Bertholier preparerà lo salignon, una crema di ricotta con zucchine marinate, pomodori passiti e pane al miele o come meglio dirà lo Chef Patron Sauro Scarabotta: "Creme de ricota com abobrinhas marinadas, tomates secos e pão com mel"
mercoledì 19 ottobre 2016
Brasile. Al Friccò di scena la cucina regionale italiana. "Ragout do villadzo". Cos'è? Ce lo spiega lo Chef Paolo Bertholier di Aquolinae Scuola di gusto e cucina
"Il ragout do villadzo" spiega lo Chef Paolo Bertholier di Aquolinae, impegnato a San Paolo nella grande manifestazione gastronomica "5 settimana della Cucina Italiana regionale" è un secondo piatto della tradizione valdostana. Agnello cotto lentamente con salsa di bacche di ginepro, cipollotti e prugne stufate".
E per dirla in portoghese: "Cordeiro cozido lentamente com molho de zimbro, cebolas e ameixas".
Uno dei piatti che si potrà gustare al Friccò Ristorante, cucinato a 4 mani con lo chef patron Sauro SCarabotta.
Friccò: quanti saranno i valdostani al ristorante nella "5 settimana della Cucina Italiana regionale" a SAn Paolo? Seguiteci.
Quanti saranno i valdostani nella città di SAn Paolo che festeggeranno la "5 settimana della Cucina Italiana regionale"? Il Ristornate Friccò con gli chef Sauro Scarabotta e Paolo Bertholier li attende per far loro gustare tante specialità, tra cui ... la "seuppa do mariadzo" e la "carbonade" o perchè no, il "Todzo bleu".
Un angolo di Aosta VAlley in Brasile. Tutti al Friccò. Di scena Chef Sauro SCarabotta e Chef Paolo Bertholier insieme....
Tutti al Friccò... di scena la cucina regionale italiana, nella grande Karmesse culinaria di San Paulo.
Al Friccò si cucina a 4 mani: chef Sauro Scarabotta eChef Paolo Bertholier insieme per farvi gustare tante prelibatezze.
Oggi consigliamo “Lo salignon”.
Crema de ricotta con zucchine marinate, pomodori passsiti e pane al miele. Un angolo di Aosta Valley...
Perchè? "Perchè così ci piace!"
Very nice.
Al Friccò si cucina a 4 mani: chef Sauro Scarabotta eChef Paolo Bertholier insieme per farvi gustare tante prelibatezze.
Oggi consigliamo “Lo salignon”.
Crema de ricotta con zucchine marinate, pomodori passsiti e pane al miele. Un angolo di Aosta Valley...
Perchè? "Perchè così ci piace!"
Very nice.
martedì 18 ottobre 2016
"La favola dello chef e del suo cappello bianco è leggenda metropolitana" by Lacrime di panna. wz
Stretta tra i miti di Adrià e del Gordon Ramsey televisivo, tra i sogni di Redzepi e Bottura, la professione del cuoco e dello chef sta diventando una sorta di piccolo incubo, di un mestiere esageratamente esaminato, con un’idea creatasi da idealizzazioni, completamente avulse dalla realtà.
Saranno i programmi televisivi di cucina, la moltitudine di ricette che virtualmente ingoiamo dalle 7 del mattino sino a notte fonda, sarà che tutti sanno cuocere un uomo al tegamino, che il fai da te fa sempre tendenza e tutti sanno improvvisare una competenza, ma fare il cuoco o peggio lo chef, è una decisione da intraprendere dopo un profondo momento di riflessione, solo a patto che si abbiano requisiti diplomatici o di sopportazione molto elevati.
Ai giorni nostri, la favola del cuoco, quella che sentiamo raccontare ogni giorno a tavola, in tv, in radio, dice che un uomo col cappello bianco, la toque blanche, ogni volta che apre il frigo guardandoci dentro, voilà, per magia, riesce a creare anche senza ingredienti, i piatti più gourmant e ricercati.
Sarà per questo che poi, la favola moderna, diventa richiesta proprio nei ristoranti, con la pretesa che strofinando la caraffa dell’acqua, tutti i sogni gastronomici si solidifichino in pochi istanti, senza attesa o prenotazioni.
La favola dello chef non esiste, è una leggenda metropolitana ideata da chi a 50 anni decide di cambiare mestiere mettendosi a fare tagliatelle in una trattoria da 10 coperti o della manager che stufa di vivere nello stress, si trasferisce in campagna e cucina torte casalinghe per amici e amiche degli amici.
La professione pur partendo da una grande passione per la cucina, è necessariamente: rigore, studio, impegno, approfondimento, dedizione, sacrificio.
La favola dello chef e del suo cappello magico è solo un’invenzione di questi tempi e il mestiere che sino a pochi anni fa era quasi ignorato, offre soddisfazioni solo in cambio di grandi sacrifici e tanto impegno.
Saranno i programmi televisivi di cucina, la moltitudine di ricette che virtualmente ingoiamo dalle 7 del mattino sino a notte fonda, sarà che tutti sanno cuocere un uomo al tegamino, che il fai da te fa sempre tendenza e tutti sanno improvvisare una competenza, ma fare il cuoco o peggio lo chef, è una decisione da intraprendere dopo un profondo momento di riflessione, solo a patto che si abbiano requisiti diplomatici o di sopportazione molto elevati.
Ai giorni nostri, la favola del cuoco, quella che sentiamo raccontare ogni giorno a tavola, in tv, in radio, dice che un uomo col cappello bianco, la toque blanche, ogni volta che apre il frigo guardandoci dentro, voilà, per magia, riesce a creare anche senza ingredienti, i piatti più gourmant e ricercati.
Sarà per questo che poi, la favola moderna, diventa richiesta proprio nei ristoranti, con la pretesa che strofinando la caraffa dell’acqua, tutti i sogni gastronomici si solidifichino in pochi istanti, senza attesa o prenotazioni.
La favola dello chef non esiste, è una leggenda metropolitana ideata da chi a 50 anni decide di cambiare mestiere mettendosi a fare tagliatelle in una trattoria da 10 coperti o della manager che stufa di vivere nello stress, si trasferisce in campagna e cucina torte casalinghe per amici e amiche degli amici.
La professione pur partendo da una grande passione per la cucina, è necessariamente: rigore, studio, impegno, approfondimento, dedizione, sacrificio.
Nella cucina c’è una gerarchia da rispettare, il clima che vi regna non è sempre dei più distensivi, si vive con lo stress di produrre in un breve lasso di tempo decine e decine di piatti, spesso tutti diversi tra loro. Provate a pensare alla parrucchiera: quante teste riesce a seguire contemporaneamente?
Di solito una.
Per il cuoco ci sono comande che si sovrappongono e che debbono esser soddisfatte, dal momento che giungono in cucina, in una quindicina di minuti, più o meno. Il cuoco è un professionista con la valigia, un uomo che non può metter radici, soprattutto se desidera migliorare nella qualità o far carriera. Sempre in piedi, lavora nei giorni di festa, sino a sera tardi e mediamente 15 ore giornaliere, a dispetto dei contratti collettivi nazionali di lavoro.
Anche il microclima nell’ambiente di lavoro non è dei migliori; soggetto a brusche variazioni di temperatura dai meno 18° delle celle frigo, al caldo dei forni e delle stufe. Ma non è tutto. Non potendo mangiare ad ore convenzionali, ha la necessità di adattarsi ogni giorno, a pranzi con orario da colazione, cene con orari da merenda, o, per estremo, orari da Cenone di Capodanno.
In questi tempi poi, di crisi, per la categoria, c'è poco spazio per la cucina innovativa e quel poco può essere occupato solo dai veramente bravi.
La favola dello chef e del suo cappello magico è solo un’invenzione di questi tempi e il mestiere che sino a pochi anni fa era quasi ignorato, offre soddisfazioni solo in cambio di grandi sacrifici e tanto impegno.
Non basta la passione, la determinazione, occorre studio, aggiornamento, gestione di costi, conoscenza di scienze matematiche scientifiche come finanza, fisica, chimica.
E per ultimo occorre anche aver la fortuna di poter cucinare per palati curiosi, mentalmente effervescenti, che si pongano davanti ad un piatto con la stessa emozione con cui si fermano davanti ad un’opera d’arte..
Wilma Zanelli
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5 settimana della Cucina Italiana Regionale, al Friccò si mangia valdostano. Un esempio? Il riso di Cogne by Aquolinae
"lo riso di Cogne"
Risotto carnaroli, tipico del paese di Cogne, con spinacini, trota salmonata e formaggio Fontina. Formaggio emblema dell'intera regione.
Tutti al Friccò, il ristorante di SAn Paulo che ospita la cucina valdostana. Lo Chef patron Sauro Scarabotta e Paolo Bertholier patron di Aquolinae insieme per la tradizione culinaria.
Brasile. Per la "5 settimana della Cucina Italiana Regionale", a SAn Paolo, gli chefs stanno lavorando a quattro mani per deliziare la clientela con i piatti della tradizione. Al Friccò il Patron Sauro Scarabotta insieme al valdostano Paolo Bertholier, cucinano ricette della regione con le vette più alte d'Europa.
lunedì 17 ottobre 2016
sabato 15 ottobre 2016
sabato 1 ottobre 2016
Il dolore di abbandonare qualcosa. E negli scatoloni si ammucchiano ricordi by Wilma Zanelli
Ho sempre fatto fatica a lasciare un posto, a salutare o dire addio a qualcosa. E probabilmente non l'ho mai fatto. Forse perchè mi sento una macchina più adatta a costruire, a riparare, ad ammodernare. E' sempre stato così. E' bello pensare ad un progetto,idearlo, costruirlo ma il momento in cui è necessario lasciarlo andare, è sempre tumultuoso. Esattamente come vedere il proprio figlio fare la sua strada. Si sa che è giusto, ma i sentimenti sono pregni anche di malinconia. Già... e così negli scatoloni si cerca anche di infilare i tanti ricordi e le esperienze vissute che faranno il bagaglio che ci portiamo dietro e dentro, a spasso per il mondo. E già si cerca di pensare ad un altro progetto, con l'entusiasmo della prima volta. La prima volta in bicicletta, la prima volta su un palco, la prima volta al mare. Il primo traguardo, il primo successo, la prima sconfitta.
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