Rigore, studio, impegno, approfondimento, dedizione, sacrificio. Nella cucina c’è una gerarchia da rispettare, il clima che vi regna non è sempre dei più distensivi, si vive con lo stress di produrre in un breve tempo decine di piatti, diversi tra loro. Comande che si sovrappongono e che debbono esser soddisfatte, in una quindicina di minuti, più o meno. Il cuoco è un professionista con la valigia, un uomo che non può metter radici, soprattutto se desidera migliorare nella qualità o far carriera. Sempre in piedi, lavora nei giorni di festa, sino a sera tardi e mediamente 15 ore giornaliere, a dispetto dei contratti collettivi nazionali di lavoro. Anche il microclima nell’ambiente di lavoro non è dei migliori; soggetto a brusche variazioni di temperatura dai meno 18° al caldo dei forni e delle stufe. Poi c' è la necessità di adattarsi ogni giorno, a pranzi con orario da colazione, cene con orari da merenda. In questi tempi poi, di crisi, per la categoria, c'è poco spazio per la cucina innovativa e quel poco può essere occupato solo dai veramente bravi.La favola dello chef e del suo cappello magico è solo un’invenzione di questi tempi e il mestiere che sino a pochi anni fa era quasi ignorato, offre soddisfazioni solo in cambio di sacrifici. Non basta la passione, la determinazione, occorre studio, aggiornamento, gestione di costi, conoscenza di scienze matematiche scientifiche:finanza, fisica, chimica. E per ultimo sperare di cucinare per palati curiosi. Ma non capita sempre.