mercoledì 11 novembre 2015

Ristorazione vivace, ma clientela pigra? Perchè la massa annoiata penalizza la ricerca?

Il periodo di stagnazione economica e la crisi hanno portato l'imprenditore a riposizionare le proprie attività, in un valzer di nuove strategie di mercato. Mentre le auto si vendono sempre meno, la ristorazione si prende spazio rappresentando ancora un elemento di crescita. Ovviamente va rivista, studiata nei minimi dettagli, attraverso un restyling completo. A Roma vanno di moda le grandi dimensioni (da migliaia di metri quadri): Eataly, lo Splendor Parthenopes, Porto Fluviale, Officina biologica, Romeo con superfici gigantesche e altrettanti metri quadrati per sfamare visitatori di tutte le tipologie. Mentre questo accade, nei piccoli paesini, nei capoluoghi di provincia, che succede? Il filone delle aperture gastronomiche non cessa e prosegue con la stessa velocità con cui, ahimè, inesorabilmente, finisce. E via ai ristoranti etnici, a quelli sociali, gastronomie con cibi da passeggio biologici e locali, ristoranti del formaggio, corsi di cucina con prezzi senza sorprese, largo a progetti imprenditoriali che non si limitano solo a "sfamare" ma che sviluppano la concretizzazione di un programma supportato in cucina dalla professionalità di cuochi veri. Insomma tanta "carne al fuoco" è il caso di dire, proprio per impedire agli abitanti delle piccole città di poter dire la solita frase: "Qui non succede mai niente". Ma se da un lato la gente non sa dove andare e si lamenta della monotonia, perchè alle serate di degustazione gastronomica, i "laboratoire",gli approfondimenti, le cene a tema, quelle sensoriali, i corsi di formazione i volti dei pochi partecipanti sono i medesimi che si alternano dall'alta parte della città? Perchè sul mercato vince l'abitudine e la noia della penna all'arrabbiata? Perchè la massa annoiata penalizza e bastona la ricerca??