sabato 26 dicembre 2015

Caro Massobrio, 
mi permetta di commentare il suo articolo appena letto. Lo faccio con cognizione di causa, vista la mia umile persona che si trova esattamente a metà, nel punto preciso, sulla latitudine di quel 50% tra la categoria chef e quella del giornalista. La sua critica nei confronti delle serate di Gala in cui viene invitato, l'appello alla noia a cui è costretto, probabilmente offendono la categoria degli chef, delle loro brigate e degli sponsor che tanta fatica sia fisica, sia economica e tanta ansia spendono nelle serate, durante le quali invitano proprio i giornalisti come lei. Fare il giornalista gastronomico sarà il più bel mestiere del mondo, così come lei afferma, ma la categoria dovrebbe rendersi conto che proprio dagli umori di questi "esperti" spesso incapaci di mettersi ai fornelli per un uovo al tegamino, dipende il futuro di certi ristoranti o di certe realtà economiche. Perchè non dimentichiamo che i ristoranti sono aziende che devono restare in piedi, esattamente come le testate giornalistiche, che nessuno si sogna di analizzare, criticare e giudicare, rivoltando come calzini, alla stregua di un menù (su cui pende per il 60% dei casi un giudizio personale di gusto palativo). Detto questo, anche se ho apprezzato il suo humor di penna, posso concludere che spesso anche i ristoratori e gli chef si annoiano davanti a domande banali e stupide dei giornalisti colleghi. Quindi consoliamoci tutti, visto che a Natale siamo più buoni. E siate più buoni anche voi, piuttosto evitate di andare alle serate di Gala se già prevedete di abbinare soufflè di noia a calici di Arneis. Io, ho già tentato d'invitarla più volte... sono certa che non l'annoierei. Anzi vorrei metterla ai fornelli, magari per utilizzare la sonda termica e chiederle se conosce certe tecniche ... Un saluto.